
Fairy Day 24 Giugno
Le erbe di San Giovanni vengono utilizzate come portafortuna a protezione della casa, dei familiari, contro il malocchio, le malelingue e le dicerie. Quali sono le erbe Magiche? Quando si raccolgono? Come si conservano?
In ognuno di noi regna un senso di superstizione che si vuole a tutti costi sconfiggere facendo ricorso a talismani portafortuna o ad amuleti vegetali per scacciare spiriti e proteggere la casa.
Le piante aromatiche ed alcune ornamentali, in natura, presentano una vasta gamma di amuleti contro il malocchio, le malattie, le avversità climatiche; erbe che allungano la vita, proteggono i bambini, la casa dagli spiriti maligni, dalla malvagità e dall’invidia, e possono portare soldi e prosperità.
Raccogliere le erbe significa “raccogliere la Luce” e conservarla per affrontare l’oscurità che si appresta a tornare
I nostri antenati raccoglievano le erbe che sostenevano aver più efficacia se raccolte nel periodo del 23/24 Giugno poiché San Giovanni le conferisce un potere magico, scopriamo quali sono:
La Verbena Officinalis è una piccola erbacea spontanea simbolo di prosperità e pace
che per le sue benefiche proprietà e in grado di curare varie malattie
Secondo antiche leggende,la verbena è velenosa per i vampiri.
Ancora: si narra che fu utilizzata sul Monte del Calvario per cicatrizzare le ferite di Gesù Crocefisso ed ancora oggi,
nella liturgia della festività dedicata all’Assunzione di Maria, viene utilizzata per benedire le chiese
– L’Iperico
o erba di San Giovanni è una bellissima pianta erbacea che produce numerosi fiori gialli
da appendere in piccoli mazzi sulla porta di casa per tenere lontano disgrazie e sventure
o da utilizzare per la preparazione di decotti o tisane contro l’insonnia.
La leggenda narra che l’iperico deriverebbe dal sangue di Prometeo che venne punito da Zeus per aver donato il fuoco agli esseri umani,
simbolo della luce della ragione.Un dono prezioso ma ambivalente perché se da un lato consente
all’uomo di scaldarsi e progettare un focolare, lo rende anche cosciente della morte.
– La Ruta Graveolens
era usata dagli antichi come scaccia diavoli, per la forma a croce delle sue foglie; Una leggenda narra che l’isola di Lemno
è tristemente ricordata per un fatto efferato avvenuto nell’arco di una sola notte, tutti i maschi dell’isola vennero trucidati brutalmente dalle donne.
Queste per molto tempo avevano dimenticato di onorare i culti dovuti ad Afrodite, dea permalosissima,
che mal sopportava di vedere i suoi altari spogli, è capace di vendette tanto fantasiose quanto crudeli,
aveva condannato le donne Lemniadi a emanare un odore ripugnante, a causa del quale i legittimi consorti
si erano trovati costretti ad abbandonare le stanze nuziali disertando gli abbracci delle spose.
Avevano però avuto la malaugurata idea di accogliere nei loro letti concubine straniere
dimenticando gli antichi vincoli coniugali, e ciò aveva scatenato la follia omicida delle spose.
– L’ Artemisia,
oggi è utilizzata per le proprietà digestive, per preparare farmaci contro la malaria e contro il cancro;
gli antichi raccoglievano l’artemisia per proteggersi dai fulmini e dal malocchio.
Si narra che il centauro Chirone, il noto centauro che è anche un medico ed è il maestro di Achille,
l’eroe figlio di Teti, dea marina, la conoscesse già,da dove derivi il suo nome è difficile saperlo.
Potrebbe derivare dalla dea Artemide, che ama vivere castamente nei boschi, nelle selve?
Artemide che poi è anche Selene, o Diana, la luna? Si può pensare di sì.
Altri accostano questa erba ad Artemide Regina delle Amazzoni.
Di sicuro e certo che l’assenzio è amaro e può essere temibile, con effetti nefandi.
Ma questa erbetta fa parte delle erbe di San Giovanni,
quelle che un tempo venivano a coprire il pavimento nella basilica, effondendo profumi.
In quanto erba di S. Giovanni, è connessa con il sole e protegge dai fuochi nemici.
– La Menta, 
è una pianta erbacea aromatica, simbolo di lunga vita e di rinnovamento soprattutto se raccolta la mattina presto quando è bagnata dalla rugiada; Secondo la mitologia greca, la menta sarebbe nata dal sacrificio di una ninfa. Si chiamava Mintha, figlia del fiume infernale Cocito ed abitante del regno sotterraneo di Ade, di cui era l’innamorata ed amante. Quando Ade si innamorò di Persefone, figlia di Demetra e Zeus, che rapì e portò con con sé negli inferi per farla sua legittima sposa, la ninfa Mintha abbandonata, si infuriò moltissimo, minacciò in modo umiliante Persefone di riconquistare il suo amante e di cacciarla dal Palazzo dell’Ade. Persefone colta dall’ira e dallo sdegno, smembrò la ninfa e la trasformò in una pianticella umile ed insignificante, tanto da passare inosservata. Ade mosso da compassione, le concesse di diventare una pianta profumata, denominata mìnthe o hedyosmos, “dal buon odore”, (secondo un’altra versione, fu per bontà di Giove spinto dal dolore di Cocito) in modo da spargere il suo inconfondibile aroma lungo le sponde del fiume paterno per alleviare la disperazione del genitore causata dalla morte della figlia prediletta, anche se Demetra per vendicare ulteriormente la figlia, condannò Mintha alla sterilità, impedendole di produrre frutti. Per questa origine drammaticamente romantica, la menta è considerata il simbolo dell’amore in Grecia.
– La Salvia
con il suo odore pungente tiene lontano le creature malvagie. Una leggenda cristiana narra delle virtù attribuite a questa pianta: quando la Sacra Famiglia fuggì in Egitto, per evitare le ire di re Erode, soltanto la umile salvia accettò di nascondere Gesù Bambino dalla vista dei soldati e di farlo riposare su un morbido giaciglio durante le soste, fatto con i suoi fiori. Così la Madonna per ringraziare la salvia della sua generosità, la benedì facendogli dono delle sue note qualità terapeutiche
– IL Gelsomino
Il fiore del gelsomino ha cinque petali, il numero che nell’esoterismo rappresenta la Grande Madre: Afrodite per i Greci, Ishtar per i Babilonesi. In Egitto, nella necropoli di Deir-el-Bahri, sono stati rinvenuti piccolissimi frammenti di petali di Gelsomino sulla mummia di un faraone, mentre in Asia minore si portava al collo come amuleto un pentacolo, perché si pensava che la Grande Madre in questo modo proteggesse dagli spiriti cattivi.
Il gelsomino assume un ruolo importante anche nel linguaggio dei fiori. In Italia significa buona fortuna nel matrimonio, in Spagna simboleggia la sensualità, nei paesi arabi l’amore divino.
L’olio essenziale è considerato un valido alleato delle donne. I massaggi effettuati con questo olio alcuni giorni prima del ciclo mestruale, sarebbero in grado di contrastarne i dolori e gli sbalzi d’umore. Longevità
In alcune zone del Giappone caratterizzate da una buona longevità degli abitanti, si è notato come quest’ultimi siano soliti consumare tè verde con fiori freschi di gelsomino.Previene le Rughe
I fiori vengono largamente utilizzati in erboristeria per la produzione di saponi e creme anti-età. Pare che l’utilizzo di creme a base di olio di gelsomino renda più tonica la pelle. In tal modo la comparsa delle rughe sarebbe rimandata.Antibatterico
L’olio essenziale ha anche proprietà antisettiche ed antibatteriche. Qualche goccia aggiunta ad una crema qualsiasi può apportare benefici in caso di brufoli.
– La Vinca o Pervinca,
chiamata anche “Violetta degli stregoni”, poichè veniva utilizzata dai maghi per praticare incantesimi, preparare filtri d’amore ed esorcizzare gli spiriti maligni. Se raccolta nella notte di San Giovanni preserva dalle malattie, protegge dai demoni, dagli attacchi di serpenti e animali feroci, dai veleni, dall’invidia e dalla paura. Una leggenda narra che i fiori della Pervinca sono talmente belli, che non è possibile fissarli a lungo senza perdere i sensi. Detta ‘centocchio’ o ‘cento occhi’, è considerato inoltre tanto il fiore dell’immortalità quanto quello della morte, a causa dell’antica pratica di deporne intrecci a ghirlanda sulle bare dei bambini defunti.
– La Mandragora
è una pianta velenosa, citata anche nelle opere del Boccaccio e di Shakespeare, con virtù erotizzanti e fecondanti, con facoltà di sedare ed eccitare data la sua essenza ambivalente, maschio e femmina. Le streghe la usavano per preparare filtri d’amore e potenti sedativi ad effetto narcotico. La mandragora, è detta la pianta dalle sembianze umane poiché la sua radice ricorda subito l’uomo/donna, era ed è ritenuto sia una sorta di panacea per ogni male. E’ stata adottata dalle streghe, per l’efficacia dell’unguento che se ne poteva trarre, si narra che sarebbe cresciuta sotto i patiboli, dallo sperma degli impiccati (cosa più difficile, oggi) o dalla loro urina. Sembra fosse difficile estrarre la pianta dalla terra: non gradiva, emetteva, sembra, urla strazianti: e si poteva morire, sentendolo. In genere, giusto un mago esperto ardisce tentare l’impresa, un mago esperto in rituali appositi. Con molte cautele, si muoverà tenendo conto di divieti e prescrizioni: dovesse confondersi, sarebbe perduto. Tra le altre cose, deve essere disinteressato: se vuole la mandragora per cupidigia, per desiderio di dominio, la pianta lo saprebbe, lo percepirebbe subito: e il mago sarebbe perduto, nonostante la cura che può aver messo nell’abbigliamento, negli oggetti da portare con sé. Perché la mandragora può essere spietata: il malcapitato si troverebbe sull’orlo della pazzia, attratto dall’idea del suicidio.
– La Felce
è un simbolo di sapienza e di forza; “Grimm (Jacob, N.D.A.), nel suo “Teuthonic Mythology”, riferisce di come un uomo della Westphalia stesse cercando la notte della vigilia di Midsummer (24 giugno San Giovanni) un puledro che aveva perduto e gli capitò di attraversare un prato proprio mentre stava maturando il seme di una felce, così che esso cadde dentro le sue scarpe. Al mattino egli arrivò a casa, andò nel salotto e si sedette ma trovò strano che né sua moglie né alcuno della sua famiglia gli chiedesse nulla. -“Non ho trovato il puledro” -disse, tutte le persone che erano nella stanza sobbalzarono e guardarono allarmati, perché udivano la sua voce ma non lo vedevano. Sua moglie allora lo chiamò, pensando che si fosse nascosto, ma lui rispose solo: – “Perché mi chiami?Sono qui davanti a te.”- Quando divenne consapevole di essere invisibile e, ricordando come aveva camminato nel prato la sera precedente, lo colpì la possibilità di avere dei semi di felce nelle scarpe. Così se le tolse e, quando le scosse, ne fuoriuscì il seme di felce ed egli non fu più invisibile
– La Lavanda o Spighetta di San Giovanni,
raccolta in piena fioritura, veniva riposta a mazzetti nei cassetti e negli armadi, per profumare e proteggere la biancheria dai parassiti.Nella mitologia greca la lavanda, detta anche spighetta di San Giovanni, era dedicata a Ecate, dea lunare assai misteriosa e protettrice delle maghe e degli indovini. Nella notte del solstizio estivo, le streghe che praticavano la magia bianca, quella buona, erano solite offrire un mazzetto di fiori di lavanda come buon auspicio. I superstiziosi invece, nella stessa notte, mettevano le spighette sulle soglie delle porte e delle finestre per allontanare le fattucchiere dalle cattive intenzioni e per proteggersi dalle loro maledizioni.
– Il Ribes;

produce bacche commestibili di colore rosso chiamate anche bacche di San Giovanni, per gli innamorati è il simbolo della sessualità e degli amori duraturi mentre per i commercianti, rappresenta un miglioramento economico. Il ribes rosso è consacrato al potente e misterioso San Giovanni perché frutto dal colore del fuoco ma ricco di acqua. E’ un frutto sferico che sembra ricordare il sole che nutre e vivifica la terra: luminoso e trasparente. La notte della Festa di S. Giovanni, il 24 giugno, si indossa il ribes per proteggersi dagli spiriti maligni e, sempre questa notte, si usa mettere un rametto di ribes sotto il cuscino per avere sogni profetici, in quanto “S. Giovanni non vuole inganni”. Il ribes rosso fa parte delle piante sacre da raccogliere nel Solstizio d’Estate.
– Il Rosmarino o Rosmarinus Officialis,
veniva appeso alle porte delle case, teneva lontani diavoli e streghe. Sulla nascita rosmarino ci sono molte leggende. Secondo la mitologia greca e in base a quanto racconta Ovidio nelle sue “Metamorfosi”, Apollo, il dio del Sole, s’innamorò perdutamente della mortale principessa Leucotoe, figlia del re Laocoonte di Babilonia, per la vendetta di Venere che lo scoprì insieme a Marte. Leucotoe veniva tenuta segregata e sotto controllo dal padre all’interno del suo palazzo, Apollo, bruciante di passione, per riuscire a rimanere solo con lei si trasformò nella madre della fanciulla, riuscendo ad entrare così nella sua stanza dove la sedusse e la fece sua. Il padre, venuto a conoscenza del disonore grazie a Clizia, una ninfa innamorata di Apollo e da lui rifiutata, si infuriò e non potendo vendicarsi su Apollo che era sempre il dio del Sole, punì con la morte atroce la debolezza della figlia, seppellendola viva. I raggi del sole irradiati sulla sua tomba dal triste Apollo, trasformarono il corpo dell’infelice giovane in una splendida e profumata pianta dalle foglioline sottili e dai fiori di color azzurro-violaceo, il rosmarino, che si ergeva verso il cielo con animo eterno e di libertà, ma legata ugualmente alla terra da possenti radici. Probabilmente a seguito di questo mito, derivò l’usanza degli antichi greci e romani di coltivare piante di rosmarino sulle tombe dei propri cari. Nell’antica Grecia, chi non poteva procurarsi l’incenso per fare sacrifici agli dei, bruciava il rosmarino che veniva chiamato “pianta dell’incenso”. Per gli antichi romani il profumo del rosmarino allietava i defunti e li accompagnava nell’oltretomba.
– L’Aglio
raccolto all’alba era un potentissimo talismano, contro vampiri, spiriti malvagi e streghe. La sua reputazione si spinse fino ad incrociare il mito greco, in cui viene ricordata come l’elemento principale del filtro che donò Ermes ad Ulisse per far sì che scampasse al richiamo ammaliatrice della maga Circe, raggirando così la mala sorte che invece aveva toccato i suoi compagni di viaggio, trasformati in porci.
– L’Erba Carlina,
con i suoi numerosi fiori simili a grandi margherite teneva la strega inchiodata alla porta di casa, intenta nella conta dei suoi capolini; era la carlina (carlina acaulis), un cardo selvatico che se posto sulla porta di casa, serviva a sbarrare il passo alla strega che volesse introdurvisi. Un’ oscuro sortilegio infatti, costringerebbe la maligna a contarne le mille inflorescenze, prima di poter accedere alla casa, ciò consentirebbe alla luce del sole di sorgere, mettendo in fuga la strega.
– L’ Ortica
fresca veniva bruciata nei camini per tenere lontano le negatività, le persone sgradite, le malelingue e le dicerie; la radice bollita era usata per assorbire le malattie e l’acqua di cottura dopo aver igienizzato il pavimento veniva buttata in posto lontano dalla casa. Una leggenda narra che presso gli antichi Sassoni l’ortica fu associata a Thor, il dio del Tuono: si dice che posando le ortiche sul tetto della casa prima del temporale, questi popoli indirizzassero i fulmini verso la terra e non sulla propria abitazione.
– Il Fiordaliso
Nella mitologia greca, Chirone, un Centauro figlio di Crono, era molto famoso per il suo animo nobile e saggio, nonchè per il suo talento nel tiro dell’arco, nella medicina, nella musica e nella profezia, divenendo per queste sue doti il maestro di Achille, di Esculapio e di Ettore. Ferito accidentalmente ad un piede da una freccia avvelenata tirata da Ercole, Chirone potè salvarsi solo medicandosi con la pianta del fiordaliso, le cui proprietà furono scoperte da lui proprio in quell’occasione.
– Il Papavero
La tradizione mitologica narra che Demetra, dea delle messi e dei raccolti, trasformò in questo fiore il suo amato Mecone per sottrarlo alla morte che tocca a tutti gli esseri umani.
Questo fiore, quindi, simboleggia la consolazione, significato accanto al quale spesso è annoverato quello della semplicità.
Il papavero compare anche tra gli attributi del dio Sonno, Hypnos per i greci, che veniva talvolta rappresentato con questo fiore in mano ed era coronato da un diadema di papaveri.
– La Camomilla
Una leggenda narra che Gesù e i suoi genitori, Giuseppe e Maria, durante la fuga dalla tirannia di re Erode per raggiungere l’Egitto, si trovarono in pieno deserto esausti e ridotti alla sete, ma il buon San Giuseppe, sapendo che un interruzione del loro estenuante cammino sarebbe stata fatale, esortò la sua famiglia a non lasciarsi andare ed a marciare, fino a quando trovarono la salvezza in una piccola oasi. Maria era stanca e spossata dal caldo afoso; affranta prese una ciotola dalla sua logora sacca per attingere dell’acqua, nei bordi del minuscolo specchio d’acqua, c’erano sparsi qua e la tanti fiorellini di camomilla; Gesù fece cenno a queste umili corolle di cadere nella scodella di legno della madre sconsolata. La Madonna, bevendo quell’acqua fiorita, dopo un po’ si calmò e sentì le sue stremate membra prendere vigore.
Da quel giorno quel umile fiorellino ebbe la benedizione di Gesù, la camomilla fu la pianta dedicata alle mamme ansiose ed insonni e prese il nome di “erba del sonno”.
– Il Tussilago o Farfara
Il nome del genere origina dal latino “tussis” e “agere” che significa togliere la tosse. Il nome della specie deriva dal latino “far” farina e “ferre” portare, essendo la parte inferiore delle foglie, bianca e tomentosa che sembra infarinata. Si racconta che molto tempo fa un uomo lasciò la sua famiglia per un’altra donna, lasciando sua figlia con sua madre. Tuttavia, visitò sistematicamente sua figlia, che non diede riposo alla sua nuova moglie. La gelosia portò la nuova moglie, che era una matrigna, a rivoltarsi con cattiveria verso la giovane figlia bionda che afferò per i capelli, la portò al precipizio e la gettò giù nel freddo fiume di montagna. Dopo aver saputo dell’incidente, la madre della ragazza decise di vendicarsi: portò la matrigna sulla stessa scogliera e voleva gettarla giù per separarla dal marito, ma l’impensabile accadde nella lotta, entrambe le donne caddero dalla scogliera. Sul punto della morte di una giovane ragazza, sua madre e sua matrigna, un fiore crebbe. Aveva un colore giallo, che simboleggiava il colore dei capelli della ragazza, così come le foglie morbide e tenere da una parte e le foglie dure e ruvide dall’altra. Il Tussilago , questo fiore simboleggia l’amore materno e l’indifferenza della matrigna.
– L’Aloe Vera:
Dopo il 500 a.C. circa, l’isola di Socotra o Socrotina, situata nell’Oceano Indiano, divenne famosa come zona di coltivazione dell’Aloe Vera.La pianta dell’aloe vera cresce prevalentemente in zone dal clima secco e caldo dove le sono congeniali le conformazioni rocciose collocate a partire dai 700 metri, e oltre, sul livello del mare, trattiene acqua anche se vive in condizioni climatiche estremamente difficili. Il nome deriva dal greco “als” – mare, sale o acqua marina, si allude al sapore del succo dell’aloe che si presenta salato come l’acqua del mare e amaro. Esistono diverse leggende, una narra che Alessandro Magno conquistò questa isola al solo scopo di assicurarsi la fornitura continua di questa pianta, con la quale curava i suoi soldati feriti e in cattivo stato di salute dopo le battaglie. Un’altra che Cleopatra utilizzava l’aloe per le sue proprietà, idratanti, emollienti e protettive capaci di mantenere la pelle giovanile ed elastica, rigenerandola.
– Il Basilico:
Nel Decamerone di Boccaccio troviamo una delle più strane storie d’amore che ha come protagonista la pianta del basilico. Boccaccio nella V Novella, giornata IV, racconta la storia di Elisabetta da Messina che ha seppellìto la testa del suo amato Lorenzo, barbaramente assassinato dai suoi fratelli gelosi, in un grande vaso di basilico, che innaffiava tutti i giorni con le lacrime.
– La Belladonna:
Ad essa sono legate diverse leggende. Una di queste racconta che è custodita ogni notte dal diavolo, il quale la lascia solo nella notte di Valpurga (vigilia del 1° maggio) quando si reca al Sabba sulle montagne dell’Harz in Germania. In quella notte, la pianta si trasforma in una bella e mortale incantatrice. Dalla mitologia greca: La bella donna è Atropos, quella delle tre “fate” del destino – figlie di Zeus e di Ananke – che decideva la durata della vita di ogni uomo, recingendone il filo sul suo telaio.
– La Borraggine:
Su questa pianta c’è anche una leggenda che vede protagonista la Madonna: si dice che anticamente i fiori della borragine fossero candidi, ma che divennero dell’attuale colore perché vi si specchiò Maria.
– Il Cardo
Secondo una leggenda, un gruppo di guerrieri scozzesi che si erano addormentati, riuscirono a evitare l’imboscata dell’esercito norvegese perché uno dei nemici calpestò una pianta spinosa.Il suo grido di dolore risvegliò i guerrieri assopiti che debitamente ricusarono gli invasori e adottarono poi il cardo come simbolo nazionale. Secondo un’antica tradizione popolare si narra che le giovani ragazze, per la vigilia di San Giovanni, avessero l’usanza di strappare un cardo, sotterrarlo a terra e dissotterrarlo l’alba del giorno seguente, ovvero il giorno di San Giovanni . A quel punto le ragazze ne osservavano attentamente la peluria interna, se la peluria del cardo rimaneva di colore bianco, la ragazza che aveva compiuto il “rituale” sarebbe rimasta senza marito o avrebbe avuto un amore non corrisposto, se la peluria diventava di un altro colore la ragazza si sarebbe sposata entro pochissimo tempo se il colore era molto vivace oppure dopo qualche mese se il colore era pallido. Nella tradizione celtica si narra che gli elfi e gli gnomi che abitano i boschi bevono l’acqua piovana utilizzando come bicchieri le foglie di cardo silvestre.
– Il Timo:
Per gli antichi greci il timo era simbolo di vitalità (da thumos- ossia – soffio vitale): essi credevano che la pianta si fosse originata dalle lacrime di Arianna, emesse a causa dell’abbandono dell’amato Teseo. Il pianto ‘profumato’ attrasse le attenzioni di Dioniso che la prese subito in sposa.
– La Gramigna
In antichità era chiamata “grano selvatico” (Agropyrum), perché vagamente somigliante alle spighe del grano, ma a causa della sua natura altamente infestante, lo danneggiava strisciando (repens) con il suo rizoma attraverso i campi. Le proprietà della gramigna erano note sin dalla antichità. Dioscoride la consigliava nelle difficoltà di minzione, Plinio nei calcoli urinari e come potente diuretico. Un’altra curiosità sulla gramigna è che essa sia molto consigliata come cura per le affezioni infiammatorie alle vie urinarie sia alte che basse, unitamente ai suoi comprovati effetti diuretici, molto noti ed utilizzati soprattutto nel paese d’origine, quello indiano. Nei vecchi modi di dire “essere come la Gramigna” voleva dire essere dappertutto!
– La Maggiorana
Una leggenda mitologica greca ci tramanda l’origine di questa pianta: fu Afrodite, la dea dell’amore, a coltivare per prima la maggiorana e ad attribuirle una fragranza. Poichè era l’ erba prediletta da Afrodite, le giovani greche credevano che, lasciando un ramoscello di maggiorana sotto il cuscino, avrebbero visto in sogno il volto del loro futuro marito.
– La Malva:
E associata a virtù come saggezza e solarità è considerata fin dai tempi più antichi zenit tra cielo e terra.Considerata sacra anche dai celti: questa popolazione credeva che i suoi semi, posti sugli occhi dei defunti, avessero la capacità di scacciare gli spiriti maligni e di aprire le porte del paradiso. Credenze popolari negli anni hanno portato a sotterrare i rami del vegetale vicino alle stalle, perchè creduta pianta magica in grado di proteggere gli animali da negatività ed incantesimi.
– Il Sambuco
In Grecia col nome di Sambducus si chiamava anche un piccolo flauto, fatto con un ramoscello di Sambuco vuotato del suo midollo. Il “flauto magico” delle leggende germaniche era di sambuco. Bastava il solo suono a proteggere le persone contro i sortilegi.
Nel folclore di diversi popoli europei veniva suonato il flauto a questo scopo. Nel XVII secolo gli stregoni temevano come la morte di essere battuti con un bastone di sambuco. Nel calendario celtico era indicato come il tredicesimo mese, chiudendo il ciclo, segnando l’inizio della trasformazione. Nella tradizione precristiana in buona parte dell’attuale Europa si riteneva che il sambuco proteggesse le abitazioni.
In Germania si riteneva che la fata dai capelli d’oro, Holda, dimorasse nel sambuco, tanto che in tedesco viene indicato con il nome di holunder, Holda è una fata un po‘ burlona e a volte invece di apparire nel suo splendore di fata dorata, si manifesta come una vecchia nasuta.
– Il Carrubo o Pane di San Giovanni
Il carrubo è conosciuto anche come “il Pane di San Giovanni”,
poiché, dice la leggenda, che Battista si nutriva nel deserto anche del frutto di questo albero.
– I Malli di Noci
Sempre tra la notte del 23 -24 giugno si raccolgono le noci per preparare il famoso liquore di Noce o Nocino. Misteriosamente avranno un sapore molto più intenso. Le leggende delle streghe e del Noce di Benevento,narra che quest’ albero è temuto ed è maledetto, sotto questo albero si diceva, che le streghe svolgessero i loro rituali; secondo una leggenda, fu il sacerdote Barbato ad abbattere nel VII secolo d.C. il noce sacrilego, strappandone le radici.Le noci e la Notte di San Giovanni, hanno la simbologia del legamento con il periodo del Solstizio d’Estate (19-25 giugno), in cui si propizia il raccolto, le noci hanno il loro spazio. Secondo la tradizione, infatti, è nella Notte di San Giovanni che devono essere raccolte le noci per preparare il nocino, liquore ottenuto dai malli delle noci ancora acerbe e usato inizialmente per scopi divinatori e medicinali.Le noci dovevano essere raccolte dalla donna più esperta nella preparazione, che doveva salire a piedi nudi sull’albero per staccare a mano i frutti migliori, senza rovinare la buccia. Le noci dovevano poi essere esposte alla rugiada per tutta la notte e messe in infusione il giorno successivo
ORA DIVERTITEVI A CONTARE QUANTE PIANTE MAGICHE AVETE NEL
VOSTRO GIARDINO!!!
grazie per la vostra attenzione ciao Cosetta


